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| Dribbling e memoria motoria |
| Il blog - Marzo 2007 |
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Non rinunciamo ad insegnare il dribbling ai nostri ragazzi : è la morale che si può trarre dagli ottavi di Champions League disputati dalle squadre italiane questa settimana. Più si va avanti nelle competizioni , più i valori in campo iniziano ad equivalersi , più i tatticismi diventano esasperati ( si pensi al 4-5-1 col quale il Celtic è riuscito a mettere in crisi il Milan di Ancelotti contro ogni pronostico dei bookmaker ) , tanto più avere in rosa un giocatore che riesce a saltare l'uomo può diventare la chiave per risolvere la partita.
Kakà per il Milan e Mancini per la Roma sono esempi di questi giocatori : sarà un caso che tanto Kakà quanto Mancini provengono dalla scuola brasiliana? E' noto che in Brasile la tecnica è preminente rispetto alla tattica collettiva , in tutto l'arco del settore giovanile.
Da noi invece l'1c1 è pane quotidiano fino ai pulcini/esordienti , per poi essere talvolta trascurato dai giovanissimi in poi a favore di situazioni via via più complesse ( 3cx , 4cx , ecc ). Proprio dai giovanissimi , invece , le capacità coordinative raggiungono una maturità tale da permettere di consolidare il gesto tecnico fino a imprimerlo indelebilmente nella memoria motoria , con una complessità e una rapidità non proponibili nell'età prepuberale; la memoria motoria , appunto , ha molto a che fare col dribbling di Mancini : non si eseguono 5 doppi passi di fila con quella velocità e in un simile contesto di stress emotivo ( a Lione la Roma si giocava la stagione ) se non si è provato e riprovato il gesto decine di volte in allenamento; chissà se è tutto merito della scuola brasiliana ( bell'esempio di memoria a lungo termine ) o c'è anche il merito di qualche allenatore italiano.
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