Saturday, August 22, 2009

La maratona di New York. Metafora dedicata gli aspiranti campioni e ( soprattutto ) ai loro genitori

Il calcio giovanile è un po' come la maratona di New York. Distanza da percorrere 42.195 km. Partecipano in centinaia di migliaia. Arriva in fondo ( e per fondo intendo non abbandonare l'attività in età adulta , anche a costo di giocare in terza categoria ) qualche decina di migliaia. I piazzamenti importanti ( ovvero il professionismo ) spettano solo a poche decine di fenomeni.

C'è chi crolla negli ultimi chilometri dopo aver dato tutto con estrema umiltà e a loro va tutta la mia stima. Conosco ragazzi che hanno compiuto tutte le trafile nelle giovanili nazionali di squadre professionistiche , sacrificato i loro sabato sera a letto per giocare il giorno successivo , magari hanno anche firmato qualche contratto da professionista o seduto qualche volta in panchina nei campionati professionistici , ma alla fine hanno dovuto arrendersi. Sono andati come fuoriquota in qualche squadra di serie D o eccellenza , da lì le prospettive si sono drasticamente ridimensionate e alla fine son finiti per smettere o per giocare nelle categorie più basse come i compagni che avevano lasciato ai tempi del settore giovanile ( con la differenza che i loro compagni non avevano sacrificato tutti i pomeriggi ad allenarsi e tutti i sabati sera ad aspettare la partita della domenica ).

Però nel calcio c'è chi assume atteggiamenti che nella maratona sarebbero derisi e invece nel calcio vengono tollerati o addirittura compresi : immaginate un (presunto) maratoneta che interpreti i primi 100mt da velocista e , trovandosi in testa al gruppo e sentendosi arrivato , si volti a schernire gli altri corridori , incurante che lo aspettano ancora 42.095 km senza più birra in corpo.

Un maratoneta così finirebbe su tutte le cronache e sarebbe deriso per anni. Perché allora genitori di ragazzini pre-adolescenti appena più bravini dei loro compagni pensano di avere già un campione in casa dal futuro assicurato? Perché i loro pargoli si sentono dei fenomeni e pensano di non aver più bisogno di imparare e di migliorarsi? Perché si permettono di criticare i compagni e di giudicarli? Cari signori , forse non lo sapete che vi aspettano ancora 42.095 km? Avete compiuto solo 100mt e il sorpasso di chi state deridendo potrebbe essere dietro l'angolo.

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Tuesday, July 14, 2009

Il sondaggio sui fuoriquota ( i cosiddetti under ) in promozione , eccellenza , serie D

Dopo quasi 6 mesi chiudo il sondaggio mediante il quale chiedevo ai visitatori ( presumibilmente quasi tutti addetti ai lavori , dato il target di questo blog ) di dire la loro sull'obbligo dei fuoriquota nei campionati dilettantistici.

Sapevo che la questione è tutt'ora dibattuta e che divide gli stessi allenatori , dirigenti e giocatori di questo complicato universo che è il calcio dilettantistico e , infatti , i risultati sono in linea con le attese.

La domanda era L'obbligo degli under nelle prime squadre dalla promozione alla serie D. Secondo te.. e già in due delle tre possibili risposte avevo caratterizzato due delle posizioni che più di frequente si incontrano :

1) E' una regola assurda, Chi è bravo gioca comunque e così si rovinano i ragazzi , che si credono da categoria superiore ma scendono subito appena viene a mancare la situazione di privilegio

2) E' una regola utile per supplire alla carenza di coraggio di dirigenti e allenatori. Dovrebbero metterla anche fra i professionisti. Perché all'estero Messi , Walcott , Benzema a 18 anni erano già titolari mentre da noi Giovinco e Balotelli fanno soltanto panchina?


La terza risposta era più conciliante e si limitava a cogliere l'aspetto del risparmio (presunto) insito nell'uso dei giovani :

3) E' una regola utile per tenere bassi i costi , altrimenti serie D ed eccellenza sarebbero solo un ospizio per ex professionisti a fine carriera.

Hanno votato in 34 e il risultato è stato di perfetta parità : 14 preferenze per la risposta 1 ( 41.2% ) , 14 preferenze per la risposta 2 ( 41.2% ) mentre solo 6 visitatori ( ovvero il 17.6% ) ha optato per la terza risposta.

A chiusura del sondaggio , dico la mia : se meritocrazia , competenza e capacità di programmazione fossero all'ordine del giorno nel calcio dilettantistico e giovanile , la regola degli under non sarebbe necessaria.

Invece , anche senza generalizzare e sembrare presuntuoso , molto spesso avviene che:

1) molti dirigenti e presidenti che si avvicinano al mondo del calcio , anche con entusiasmo , non hanno le competenze per capire l'effettivo potenziale di un giovane paragonato a quello di un giocatore esperto. In assenza di queste capacità risulta naturale valutare un giocatore in base al suo curriculum , cioè alle società e alle categorie in cui ha militato .. anche se tale militanza risale a diversi anni prima e allo stato attuale il giocatore non è più nelle condizioni fisico-atletiche ( età ) né mentali ( stimoli e motivazioni ) per garantire quanto promette il suo curriculum. In queste condizioni è chiaro che il giovane è penalizzato , anche se la sua fase ascendente fosse nettamente più redditizia per la squadra della fase calante del giocatore a fine carriera.

2) l'altro grande scotto che i giovani pagano è l'assenza di programmazione. L'allenatore è costantemente sotto pressione e non può permettersi di perdere due partita di fila , pena il rischio dell'esonero. Il giovane , per definizione , ha bisogno di fare esperienza e questo può voler dire anche commettere qualche errore. A parità di potenziale è chiaro quindi che è sempre il giovane a finire in panchina , senza contare che un giocatore dal nome importante e dal rimborso spese altrettanto importante che finisce in panchina può creare notevoli difficoltà sia nello spogliatoio che con la dirigenza. In quest'ottica l'obbligo di schierare giovani può essere un salvagente per l'allenatore , sempre che egli consideri un'investimento puntare sui giovani promettenti e non un dazio da pagare.

Ultima annotazione : perché la regola degli under funzioni davvero si dovrebbe legare il loro impiego all'effettiva crescita del ragazzo nel vivaio della società. Qualcosa di analogo alla cosidetta "lista B" dell'Uefa Champions League che obbliga le società a mettere nella lista champions un certo numero di giocatori cresciuti nel vivaio , i cosiddetti Homegrown players. Altrimenti si rischia che , come spesso succede , fatta la legge venga trovato l'inganno : sempre più spesso si sente parlare di giocatori fuoriquota che a 17-18 anni girano con il procuratore per cercare di "spennare" qualche società di serie D o eccellenza carente di giovani. E' ovvio che questo aspetto contribuisce ulteriormente a rendere indigesta una regola che invece avrebbe i suoi giusti motivi per esistere.

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Wednesday, July 1, 2009

Complimenti a Beppe Bergomi , una bella storia di calcio vissuto e un esempio per tutti gli allenatori di settore giovanile

Una volta smesso con il calcio giocato avrebbe potuto trovarsi ben presto seduto su qualche panchina prestigiosa, magari anche scavalcando le regole come ha fatto qualche suo collega dai trascorsi calcistici "pesanti".

Invece , appese le classiche scarpette al chiodo , ha deciso di intraprendere la carriera di commentatore , regalandoci consulenze tecniche sempre godibili e , non dimentichiamolo , le magiche emozioni delle telecronache al mondiale 2006.

Ma il richiamo del campo era troppo forte e quindi , inizialmente come semplice secondo impegno nel tempo lasciato libero dall'attività di commentatore , ha deciso di cimentarsi nel ruolo di allenatore. Con l'umiltà e la semplicità che lo hanno sempre contraddistinto , ha deciso di cominciare con una squadra di esordienti di una società di puro settore giovanile , cioè di dilettanti , seppur dai nobili trascorsi e affiliata con gli immancabili colori nerazzurri.

Gli addetti ai lavori hanno potuto seguire questa esperienza dalle pagine della rivista Il Nuovo Calcio , mediante la quale hanno anche saputo del passaggio dagli esordienti agli allievi regionali 1992 , con i quali circa un mese fa ha vinto il titolo regionale ( seppur non partendo fra i favoriti .. dicono i ben informati calati nel contesto del calcio giovanile lombardo ) , guadagnandosi il posto alle finali nazionali , dove proprio in questi giorni ha battuto in finale i campioni laziali del Tor di Quinto laureandosi campione d'Italia dilettanti.

Davvero complimenti , una bella storia di semplicità , competenza e dedizione che ci riconcilia con lo sport in generale e col calcio ( giovanile ) in particolare. Complimenti non soltanto per la vittoria , ma anche per l'esempio di umiltà impartita ai tanti colleghi, magari dal passato molto meno "pesante", che si sentono i nuovi profeti del calcio giovanile. Grandissima lezione di sport , zio Bergomi. Firmato un tuo estimatore milanista.

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Saturday, June 20, 2009

Ciao Edo

Ciao Edo. Avevo deciso che per un po' era meglio restare solo e in silenzio, ma di fronte a tragedie come queste ti chiedi quanto debba durare il silenzio e probabilmente non c'è una misura che possa rispondere a questa domanda.

Ho sempre pensato che chi allena i giovani per vocazione non è mai solamente un tecnico , ma in fondo è anche un fratello maggiore ( non dico un secondo padre per rispetto verso l'immensa tragedia che stanno vivendo i tuoi genitori ) e si porta sempre dentro qualcosa dei ragazzi che ha allenato.




Di te già mi portavo dentro ( oltre alla tua gentilezza , alla tua educazione e alla tua bontà d'animo.. quante volte ti rimproveravo di essere troppo buono - agonisticamente parlando - anche in mezzo al campo e ora un po' me ne pento ) questo bel ricordo che , ironia del destino , avevo scelto per il banner di questo blog e come profilo di Facebook.. segno che ne andavo davvero fiero.

Un ricordo di un momento speciale , che già mi fece commuovere a suo tempo ( seppur mascherato dietro il mio carattere un po' burbero ) e che non mancherà di farmi commuovere in futuro ogni volta che la vedrò.

Ti confido un segreto , anche se dicono che le persone intimamente buone come te una volta che sono lassù non hanno più segreti : Mauro , che ti accompagnò al ristorante quel giorno , mi rimproverò di non aver mai indossato quella maglia. Lo sai , sono un burbero , e non ho mai avuto il coraggio di dirvi che , in realtà , quella maglia la custodisco gelosamente nel cassetto perché ho paura che , usandola e quindi dovendola lavare, si cancellassero le vostre firme.

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Sunday, April 12, 2009

Come si dice in inglese "rischia di bruciarsi" ?

Dopo Giuseppe Rossi , prelevato dal Manchester United dalle giovanili del Parma , anche Federico Macheda , strappato alla Lazio di Lotito prima del compimento del 16° anno di età , debutta in Premier League con 2 reti in 2 partite e lascia intravedere un futuro di primo livello nel calcio internazionale.


La notizia ha avuto ovviamente molto risalto sui media sportivi italiani e il parere prevalente che capita di ascoltare è : gli inglesi giocano sporco perché vengono a visionare i nostri settori giovanili , individuano i talenti e offrono loro contratti faraonici ( in relazione all'età , si intende ) prima del compimento del 16° anno , promettendo molto spesso anche un posto di lavoro ai genitori , come nel caso di Macheda.

Giustissimo. Ma ricondurre questa fuga di talenti soltanto ad un cavillo legale non aiuta certo a risolvere il problema. C'è una seconda causa sulla quale gli inglesi fanno leva (e sentitamente ringraziano) : loro hanno il coraggio di buttare nella mischia ragazzi di 17-18-19 anni , da noi nel 99% dei casi fino ai 22 non sei nessuno. E ti mandano a "fare le ossa" in serie B o in serie C ( sempre che non te le rompano prima , le ossa !! ) .

Il grande pubblico ( si fa per dire ) ascolta per la prima volta i nomi dei talenti nostrani assistendo alle partite dell'under 21 : fino a quel momento erano soltanto affari per specialisti di primavera o serie B o addirittura di Lega Pro. Di esempi ce ne sono a bizzeffe : l'unico che ha avuto il coraggio di buttare nella mischia un 17enne è stato Mourinho , con Santon , e da milanista che di certo non simpatizza per l'allenatore portoghese mi duole ammetterlo ; sempre da milanista devo ricordare che un Milan in condizioni pietose ( anche e soprattutto per l'età media dei suoi giocatori ) è stato eliminato dalla scorsa champions league da un Arsenal di ragazzini ; in una nazionale praticamente priva di giocatori di fantasia ( eccezion fatta per Pirlo che comunque gioca molto lontano dalla porta avversaria ) siamo riusciti a non far giocare neanche un minuto nelle ultime due gare di qualificazione mondiale ad un talento come Giuseppe Rossi , regalando un punto alla modesta Irlanda di Trapattoni. Come se tutta l'Italia non si fosse accorta che nella severa lezione rimediata contro il Brasile era stato l'unico giocatore a cercare di dare un po' di qualità.

Amare ma significative a proposito sono le parole del selezionatore dell'under 19 , Massimo Piscedda , intervistato da Repubblica : L’estero non è di per sé meglio dell’Italia, è solo che non guardano quanti anni hai. Se sei bravo giochi. Da noi ancora sento dire “rischia di bruciarsi”.

Per carità , lungi da me negare il rischo che di fronte a buone prestazioni e agli inevitabili riflettori che ne seguono il ragazzo possa sentirsi arrivato : è un rischio che tutti gli allenatori di settore giovanile debbono avere sempre ben presente; nel mio piccolo , pur non allenando i Macheda o i Rossi , lo faccio sempre presente ai ragazzi più bravini e l'ho anche messo per iscritto nelle regole di comportamento per i miei esordienti : il peggior errore che tu possa commettere è quello di sentirti talmente bravo da non aver più bisogno di migliorarti. Quello che contesto è che l'unico modo per evitare questo rischio sia la panchina permanente o l'esilio del talento sui campi delle serie minori.

Possibile che dobbiamo farci insegnare da Ferguson o da Mourinho come tenere a bada la smania di riflettori dei piccoli fenomeni? E' molto più difficile crescere un talento che farlo esordire e/o tenerlo sotto controllo nelle prime stagioni da professionista : lavorarci con passione , dedizione e competenza per un decennio e poi farselo "rubare" da una squadra estera solo perché hanno un po' più di coraggio nel buttarlo nella mischia mi ricorda un po' quelle fughe del ciclismo d'altri tempi , dove un corridore tira l'altro per centinaia di chilometri per poi vedersi soffiare la vittoria a un passo dal traguardo. Quanti altri Giuseppe Rossi o Federico Macheda dovranno soffiarci sotto il naso prima che ce ne rendiamo conto?

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Wednesday, March 25, 2009

L'ultimo treno per il professionismo

Da qualche tempo mi sto appassionando al tema dello scouting , ovvero a quell'insieme di attività che portano a riconoscere in un giovane giocatore il possibile talento che può raggiungere i massimi livelli del calcio professionistico.

Una domanda che mi sono sempre posto è quando si possa dire che un ragazzo , per quanto possa sembrarci bravo , abbia ormai perso il treno. Ho posto la domanda a diversi addetti ai lavori e la risposta più frequente è che se terminati i giovanissimi il ragazzo è ancora fra i regionali o peggio ancora fra i provinciali , il treno può dirsi perso. Non discuto che nel 99,9% dei casi sia così , perché è abbastanza evidente.

Per questo , forse , mi affascina quel restante 0,1% di casi in cui i ragazzi restano fino a tarda età fuori dal mondo del professionismo e poi , come d'incanto , inziano la risalita fino ai massimi vertici : per massimi vertici intendo ad esempio la vittoria dei mondiali , come è avvenuto ad esempio a Fabio Grosso , che pochi lo sanno ma fino a 22 anni giocava in eccellenza con la Renato Curi.

Una categoria più in basso giocava Stefano Guberti ( e precisamente nella promozione sarda con l'Asseminese ) , uno dei giocatori più ambiti del mercato in questi ultimi mesi , passato dall'Ascoli al Bari e con la squadra salentina disputerà con tutta probabilità il prossimo campionato di serie A.

Ancora più in basso è partito Riccardo Zampagna , che a 22 anni giocava ancora in prima categoria con l'Amerina. Consiglio la lettura di questo interessante articolo sulla gazzetta di qualche anno fa.

E' chiaro che si tratta di casi limite , che come si diceva rappresentano un'infima percentuale rispetto al percorso classico costituito dalla trafila nei settori giovanili delle squadre professionistiche. Però sono casi che mi affascinano e probabilmente tornerò a parlarne in futuro.

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Sunday, February 1, 2009

Esordienti : perché tutta questa fretta di giocare 11 contro 11?

In questo post propongo una serie di 3 articoli scritti per il giornalino della S.S.D.Borghetto , di cui l'ultimo volontariamente non pubblicato per non urtare la sensibilità di qualche genitore.

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L'oggetto riguardava infatti la fretta che qualche genitore sembra avere per vedere il proprio figlio della categoria esordienti giocare 11c11 : secondo l'opinione di alcuni di essi l'unico ( "vero" ) calcio , come se il 7c7 o il 9c9 fossero figli di un dio minore. Proprio dopo aver scritto l'articolo qualche genitore mi ha contattato esattamente a proposito di questo argomento e c'era il serio rischio che quanto scritto in tempi non sospetti fosse visto come un attacco personale .. quindi ho preferito soprassedere.

L'articolo riprende le argomentazioni contenute nella guida tecnica per le scuole calcio pubblicata dal settore giovanile della FIGC , dove viene spiegato che il 7c7 e il 9c9 presentano caratteristiche di sviluppo del gioco che non possono che favorire la crescita a misura di bambino.

Non a caso , in questo periodo di sosta , ho approfittato per proporre ai miei ragazzi alcune amichevoli 7c7 contro i pulcini 1998 : inizialmente sembravano trovarsi in difficoltà nel tornare a giocare secondo le modalità dello scorso anno , perché a differenza del 9c9 gli spazi sono più stretti e richiedono una maggiore protezione della palla , una ricezione più attenta e precisa , minori tempi di decisione prima di concludere e impostare l'azione. Tutte caratteristiche che è bene "ripassare" e perché di importanza fondamentale anche nel 9c9 e nell'11c11 : nel calcio in generale , insomma.

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Tuesday, November 18, 2008

Come auto-organizzarsi dei "corsi di aggiornamento" gratuiti

Diceva bene il tecnico dell'Ascoli Soccer Academy che uno dei primi presupposti di un buon allenatore è la curiosità e la volontà di tenersi costantemente aggiornati. Di allenatori con questa prerogativa ce ne sono tanti e lo testimonia il continuo proliferare di corsi di aggiornamento per tecnici, sempre più seguiti ma , putroppo , sempre più cari.

Non sempre è possibile frequentare tutti i corsi che si vorrebbero , sia per questioni di denaro ma anche e soprattutto per questioni di tempo. Magari il corso che ci interessa è organizzato fuori regione o proprio nel giorno in cui abbiamo allenamento o un impegno di lavoro. In questi casi si può integrare l'aggiornamento dei corsi ufficiali facendo leva su un'altra importante qualità : l'umiltà.

Quell'umiltà che permette di riconoscere che si può imparare non solo dal tecnico di grido della super-squadra professionistica , ma anche dal collega che magari allena una squadra della nostra stessa categoria o qualche categoria superiore. A questo proposito ricordo il parere di Franco Selvaggi , che ci tenne il corso di allenatore di base a Filottrano , secondo il quale nelle categorie inferiori ci sono tanti allenatori bravi e preparati che non sfigurerebbero neanche in squadre delle massime serie , se non fosse che non sono stati giocatori di altissimo livello e questo frena talvolta la loro possibilità di sfondare.

Tornando al nostro piccolo , ecco una breve guida per "auto-ogranizzarsi" dei costi di aggiornamento a costo zero:
1) seguire alcune partite della categoria che ci interessa ( guardare la classifica non basta , vedi punto 2 );
2) individuare le squadre che , al netto delle individualità di spicco , giocano un calcio migliore; questo perché , se è vero che le capacità individuali dipendono anche dall'istruttore , è altrettanto vero che se solo uno o due giocatori creano gioco evidentemente questo dipende più da una predisposizione che da fattori ambientali ( leggi capacità dell'allenatore e metodi di allenamento );
3) informarsi sugli orari di allenamento della squadra ;
4) informarsi se la struttura permette di assistere in maniera "discreta" agli allenamenti ( per evitare la spiacevole situazione di trovarsi in un fazzoletto di pochi metri quadri con genitori e dirigenti avversari che ci guardano di traverso );
5) in caso affermativo assistere alle sedute.

Personalmente ho assistito ad alcune sedute di allenamento delle squadre professionistiche della mia regione e in alcuni casi ne ho tratto spunti interessanti per i miei allenamenti.

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Monday, October 20, 2008

Stimoliamo l'autovalutazione nei nostri ragazzi

Proprio ieri nella partita con la Biagio Nazzaro è successo un episodio spiacevole che mi ha convinto a mettere in atto un'iniziativa che avevo in mente da un po' di tempo.

L'episodio è questo : a fine partita e negli spogliatoi alcuni dei miei giocatori hanno accusato il nostro portiere ( fra l'altro una ragazza , al primo anno in porta e che , episodio a parte aveva anche giocato una discreta partita ) per il goal subito a pochi secondi dal termine, che è nato da un errato rinvio servito direttamente sui piedi dell'avversario davanti alla porta.

Ovviamente ho preso i provvedimenti disciplinari necessari , parlando sia coi ragazzi in questione che con i loro genitori , ma non è questo di cui vorrei parlare in questa sede: vorrei invece stigmatizzare un atteggiamente che nello sport accomuna adulti e ragazzi , ma che nei ragazzi può essere un grave impedimento alla crescita tecnico-tattica ( ripeto , tralascio l'aspetto educativo che non è comunque secondario , tutt'altro ).

E' l'atteggiamento dello scaricabarile , ovvero quel fenomeno per il quale il giocatore si concentra sugli errori dei compagni , dell'arbitro o addirittura dell'allenatore per evitare un'autovalutazione oggettiva degli errori e di quanto di buono fatto in campo.

L'atteggiamento è tanto più ridicolo e paradossale quando le attenzioni finiscono su una singola decisione arbitrale o su un singolo errore di un compagno ininfluenti ai fini del risultato : nel caso in oggetto si trattava del goal che sanciva il risultato del terzo tempo sul 4-0 , quindi c'era di che poter ragionare sugli errori commessi ( e crescere , se compresi e corretti ) , invece l'episodio fungeva da catalizzatore e si abbatteva come un colpo di spugna sugli errori dei 60 minuti precedenti.

Per questo , avendo già promesso ai ragazzi nella scorsa settimana che avrei dato loro il DVD del match con il Senigallia , ho pensato di allegare al DVD questa scheda di autovalutazione , dove dovranno riportare quanto di buono ritengono di aver fatto e cosa invece pensano di aver sbagliato.

In questo modo l'autovalutazione sarà un passo obbligato e non c'è scaricabarile che tenga. Per rendere l'iniziativa più piacevole si può organizzare una cena in occasione della quale ritirare le schede di autovalutazione e rivedere il DVD insieme ai ragazzi analizzando gli errori o le giocate più significative.

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Friday, October 17, 2008

Qual'è il vero "risultato" nel settore giovanile? Una riflessione che merita di essere letta

Non l'avevo ancora scritto sul blog ma la S.S.D. Borghetto si è affiliata all'Ascoli Soccer Academy.

L'accordo prevede diversi servizi a nostro favore : corsi di aggiornamento , supporto e supervisione alla programmazione con tanto di visite dei tecnici dell'academy ai nostri allenamenti , eventuale organizzazione di camp e provini , ecc.

Il primo step di questa attività di supporto alla programmazione è stata la consegna di una guida tecnica di ben 252 pagine , molto ben fatta , che ricorda un po' la guida tecnica per le scuole calcio della FIGC ( con la differenza che qui l'attività arriva fino alla categoria allievi ) : in una prima parte di tipo generale viene spiegata quale dovrebbe essere la metodologia di lavoro nel settore giovanile in generale , poi si passa alle singole categorie con tanto di obiettivi didattici ed esercizi.

La perla di tutta la guida è però , secondo me , la prefazione dell'autore ( Marco Stoini ) perché in fondo tratta l'aspetto che davvero contraddistingue il calcio giovanile dal calcio degli adulti : la necessità di guardare all'obiettivo finale della formazione di un calciatore completo e non a quello parziale della vittoria a tutti i costi. In fondo è lo stesso concetto espresso da Mino Favini con la metafora della siepe , di cui parlai in un post di qualche mese fa.

L'ho già pubblicata nell'home page del sito del borghetto , dopo aver fatto chiedere il permesso al nostro responsabile tecnico per non violare le regole sul copyright. La riporto anche sul blog:

Un pensiero personale , perché tanta fretta? ( prefazione alla guida tecnica 2008/09 dell'Ascoli Soccer Academy )

C’è una domanda precisa, riferita ai temi concernenti i Settori Giovanili di calcio, sulla quale mi interrogo costantemente.
Ma più ci penso e più non mi so dare una risposta: o meglio, più cerco di rispondermi più mi allontano da un’ opinione plausibile e che abbia un briciolo di logica o di senno. La domanda è : “Perché c’è sempre così tanta fretta in un Settore Giovanile di calcio”. Riformulandola e specificando meglio: “Perché quasi sempre manca la pazienza di attendere i risultati del proprio lavoro con i bambini e con i giovani in genere?” Con più crudezza: “Perché, in sostanza, vogliamo veder invecchiare i nostri bambini prima del tempo?”
La prima risposta che – di getto- ci si potrebbe dare è la seguente: “Perché si vogliono ottenere subito dei responsi in termini numerici e marcatamente visibili anche in questo campo, come tendenza comune in moltissime attività della nostra vita sociale ed economica in genere negli anni che stiamo vivendo”.
In altri termini: “In un qualsiasi contesto, qualsiasi input io fornisca, esso deve essere in grado di produrmi rapidamente un output che giustifichi quanto fatto in termini di energia spesa per fornire l’input”.
Questa è una realtà: probabilmente costruita dalla società del terzo millennio, poco umana e naturale –per così dire- ma pur sempre una realtà. Ed è talmente vera che chi non vi si adegua spesso è costretto a pagarne delle conseguenze, anche in termini di benessere personale.
Fra tante oggettività riferite a molti aspetti della nostra vita ce n’è però un’altra, la più forte di tutte, imbattibile: ci riferiamo a quella delle leggi della natura, contro le quali anche l’uomo più performante spessissimo non ha scampo e deve alzare bandiera bianca.
Quando si lavora con i giovani in qualsiasi campo - ed anche in questo caso ove si parla di calcio - non è ammessa la fretta. La performance dei bambini non esiste. E’ Madre Natura che ce lo dice, non l’opinione di questo o quel pur eccellente tecnico sportivo.
L’ umana natura ha peculiarità che non possiamo confondere con altre: il bambino appena nato non impara a parlare dopo pochi giorni solo perché tutti attorno a lui dialogano, va a gattoni perché inizia ad acquisire autonomia ma non sa alzarsi in piedi come mamma e papà, non impara poi a camminare solo perché i genitori glielo hanno mostrato per un anno intero. Poi –più tardi- non riuscirà a padroneggiare una gestualità tecnica qualsiasi fino a che non l’avrà egli stesso percepita, sperimentata, vissuta, interiorizzata ed applicata. Oppure –ancora- non sarà capace di gestire efficacemente il suo comportamento generale in campo in rapporto al gioco ed al contesto fino a che la sua personalità non sarà stata sostenuta dal passare degli anni e forgiata dalle fasi della crescita.
Solo degli esempi fra i cento possibili: ci vuole tempo. Ci vuole il tempo che l’ essere uomo (o donna) ci chiede nel passaggio dal cucciolo al bambino, al giovane ed –infine- all’ adulto. Ci vuole il tempo che siamosempre piùabituati a non avere, lapazienza che manca sempre piùalle nuove generazioni, la “strana saggezza” che fasembrare delle mosche bianche persone di solo normalissimo buon senso e competenza in termini educativi e di formazione dei giovani.
Vogliamo capire che ogni gara di forzatura contro la natura umana, a lungo andare è una gara persa?
Vogliamo capire che il soggetto assoluto ed unico siamo noi persone; o meglio, i nostri figli a cui vogliamo dare tutto, subito, senza pensare che devono prima poter avere le manine per afferrare o l’intelletto per comprendere cosa siano in effetti quelle ricchezze che vorremmo consegnare loro?
Vogliamo capire che possiamo contribuire a forgiare dei geni precoci ed incompresi, dei piccoli adulti condizionati e saturi di informazioni poco comprensibili senza la naturale gradualità e l’efficacia della crescita che solo la soggettività individuale possono fornire?
Vogliamo capire che noi adulti facciamo dei danni smisurati se vogliamo pesare con i nostri parametri il mondo dei bambini?
Vogliamo capire che la fretta non giova quasi mai al bambino, né ha effettive possibilità di successo sul lungo termine?
Vogliamo capire che impoveriamo l’ infanzia in profondità se desideriamo poter dire al collega d’ ufficio che il nostro figliolo ieri ha fatto 3-4 goals ad un portierino che mai avrebbe potuto parare quei tiri perché ora è troppo piccolo?
Vogliamo capire che quello stesso piccolo portierino forse fra 10 anni giocherà ai livelli di eccellenza ove avremmo bramato (anzi ne eravamo certi) potesse arrivare nostro figlio, il quale invece è già 5 anni che non gioca più perché adesso tutti quei goal non è più capace di segnarli e, non essendo stato abituato a capire le difficoltà, si è stufato di giocare ed ora frequenta compagnie di amici che non ci piacciono per nulla?
Insomma, chi lavora seriamente nel Settore Giovanile deve capire che esso serve a dare basi, non a raccogliere risultati: deve servire a questo e non può oggettivamente servire ad altro.
Chi cerca soddisfazioni in un Settore Giovanile deve comprendere che esse consistono nel vedere che il ragazzo percorre i gradini della crescita poggiandosi saldamente su quello precedente prima di salire sul successivo ed avendo nel mirino quello ancora più in alto, con una tempistica dettata solo in parte dall’ istruttore.
L’ auspicio è quello di non vedere ancora a lungo allenamenti di tattica di reparto a secco con bambini di 10 anni. O lunghe sedute di palle inattive con l’ istruttore a calciare, con bambini che sono dei paletti in area di rigore, hanno paura del contatto con una palla aerea che quasi mai arriverà a destinazione quando la calceranno loro e che mai impatteranno anche perché non riescono a valutarne bene la traiettoria.
L’ auspicio è quello di non sentirsi più rispondere da un istruttore o da un dirigente di Società che l’ obiettivo stagionale è quello di vincere quel tale campionato Pulcini, che su quella finalità si imposta il lavoro e per quello scopo si trattengono a forza e con ogni mezzo ragazzini che invece meriterebbero contesti più qualificati.
Un lavoro così è quasi sempre inutile per il bambino e certamente non lo fa crescere come dovrebbe: chi guiderà quei bambini qualche anno dopo di sicuro non potrà giovarsi del lavoro di diagonali e doppie linee di copertura o di blocchi, veli e contro-movimenti che quel tecnico “vincente” avrà svolto in precedenza, solo per sé tesso, la sua fretta di cercare l’ impossibile e la sua inetta preparazione di fondo nel lavoro con i bambini.
Ed anche qualora si vincesse quel campionato Pulcini? Vincere i Pulcini deve far piacere solo ai bambini. Intendiamoci: vincere è sempre bello, fa sempre piacere a tutti e va ricercato senza dubbio in ogni minuto del gioco. Ma facendo le cose giuste e solo quelle, anche per arrivare ultimi, se non può essere diversamente. Le soddisfazioni devono essere altre.
Come definire quell’ istruttore che vive sempre del ricordo di quell’ esaltante vittoria in quella memorabile stagione Pulcini, anche ora che molti di quei suoi bimbi non riescono più a proseguire nelle categorie superiori con soddisfazione o addirittura non giocano più? La definizione di costui non può che essere poco lusinghiera!
Ancora: l’ auspicio è quello di poter parlare con dei genitori sensibilizzandoli sulla necessità primaria di trovare dovunque nei primi anni un bravo istruttore per il loro figlio. Non dover invece spendere ore ed ore a convincere persone impazienti ed ansiose ad attendere che il proprio talentuosissimo piccolino finisca di succhiarsi il dito e sia capace di legarsi le scarpe prima di mirare alle giovanili del Milan o dell’ Inter, o della Juve o … dell’ Ascoli Calcio! Per questo ci sarà il tempo, semmai.
Ma di che cosa stiamo parlando? Di che cosa stanno parlando costoro? La contraddizione è evidente su tutta la linea.
I conti globali in un Settore Giovanile si fanno a 17-18 anni, mai prima. In quel momento si tira una riga e si valuta: quasi sempre il bilancio il frutto di tutto il lavoro iniziato 10 anni prima, anno per anno, momenti in cui si fanno solo delle somme parziali. Chi ci sa fare davvero riesce a capire molto bene dove ci sono stati i buchi creati da chi voleva solo vincere i campionati e basta; così come riesce a capire l’ eccellente valore del lavoro fatto sei o sette anni prima in quel preciso momento dello sviluppo.
Allora: “Perché tanta fretta?”, ci richiediamo. Non solo inutile, ma addirittura insensato.
Fino a che non capiremo bene tutto ciò la fretta degli adulti rovinerà molti dei nostri bambini che fanno calcio ed un buon Settore Giovanile rimarrà ancora un obiettivo da inseguire.

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Wednesday, October 15, 2008

Il decalogo degli esordienti 1997 diventa il decalogo della S.S.D. Borghetto

Il decalogo degli esordienti 1° anno che avevo proposto sul blog qualche mese fa ha avuto un certo successo , tanto che la società ha deciso di adottarlo per tutte le categorie del settore giovanile e di pubblicarlo sul numero di Ottobre del giornalino della S.S.D. Borghetto a pag.13.

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Wednesday, October 8, 2008

Il ricorso alle parole chiave per stabilizzare l'apprendimento

Uno dei tanti meriti che va riconosciuti a Massimo De Paoli è quello di aver proposto l'idea di parole chiave condivise fra allenatore e giocatori per permettere una più facile e rapida comunicazione , in partita come in allenamento , grazie a un codice condiviso. La sua (meritata) considerazione fra gli allenatori di settore giovanile è ormai tale che le sue stesse parole chiave risuonano "domenicalmente" sui campi di ogni categoria : dal "castello" alla "zona di costruzione" per non parlare del "corto" o "lungo" per definire gli smarcamenti ad avvicinarsi o ad allontanarsi dal portatore di palla , che sono ormai un must anche fra gli allenatori di prime squadre.

Per quanto mi riguarda, come ho già ripetuto in altre occasioni, preferisco prendere quanto di buono c'è nelle proposte di De Paoli e adattarle al contesto della mia categoria ( che non è certamente quella dei giovanissimi nazionali dell'Inter! ), piuttosto che trasportarle tali e quali col rischio di vedermi guardare ad ogni seduta di allenamento da occhi strabuzzanti.

Di buono in questo caso c'è che le parole chiave , oltre a facilitare e rendere più immediata la comunicazione , permettono di "stabilizzare l'apprendimento" : permettono cioè di far si che almeno una parte dell'enorme flusso di informazioni con cui bombardiamo i ragazzi durante le sedute di allenamento ( spesso inconsapevolmente , ma basta calarsi solo un attimo nei loro panni per rendersene conto ) , resti in modo stabile nella memoria e nel pensiero tattico dei ragazzi.

Avevo già trattato questo aspetto in alcuni post passati , portando l'esempio del dualismo fra ampiezza e profondità: improntando la programmazione in modo che nel mesociclo tattico riguardante la profondità i ragazzi siano fortemente stimolati a vedere e attaccare lo spazio alle spalle della difesa avversaria , mentre nel mesociclo riguardante l'ampiezza siano stimolati a cercare la continua circolazione della palla da una fascia all'altra, il rischio è che parlando di ampiezza ci si dimentichi quanto detto a proposito della profondità e viceversa.

Ricorrendo invece a parole chiave che al termine del mesociclo riassumano il nucleo dell'obiettivo affrontato, esse potranno essere richiamate nei mesocicli successivi con l'effetto di un rapido e immediato riferimento a quanto si è appreso in precedenza.

Per fare qualche esempio , ecco l'associazione fra alcuni obiettivi della programmazione di quest'anno e alcune parole chiave ( che sono sempre del tipo alternativa1 vs alternativa2 perché si vuole sempre stimolare le capacità critiche dell'allievo e la sua capacità di scegliere la soluzione più adeguata in riferimento al contesto di gioco ):

1) obiettivo passaggio. Parole chiave favore vs dispetto. Con queste parole chiave si vogliono riassumere i seguenti insegnamenti: un passaggio va sempre effettuato con l’intenzione di mettere il compagno nelle migliori condizioni possibili per ricevere e proteggere o concludere; un passaggio effettuato con forza eccessiva o viceversa troppo debole , un passaggio effettuato con traiettoria aerea quando il compagno poteva essere servito con traiettoria rasoterra , un passaggio eseguito con rimbalzi irregolari sono esempi di “dispetti”. Un passaggio eseguito con la giusta forza , con traiettoria il più possibile regolare e compatibile con le dinamiche di movimento di compagni e avversari ( spazio/uomo ) è un “favore”.

2) obiettivo protezione della palla. Parole chiave palla coperta vs palla scoperta. Mediante queste parole chiave si vogliono riassumere i seguenti insegnamenti : in fase di possesso palla, fra palla e avversario si deve cercare di interporre il proprio corpo ( braccia e/o busto ) e la stessa ricezione va effettuata in questa prospettiva; in fase di non possesso palla dovranno avere chiaro che il contrasto va effettuato nel frangente in cui l’avversario scopre la palla , altrimenti per non commettere fallo è preferibile temporeggiare mantenendo comunque la protezione della porta.

3) obiettivo smarcamento. Parole chiave zona luce vs cono d'ombra. Mediante queste parole chiave si vogliono riassumere i seguenti insegnamenti: quando si è in fase di possesso palla e la stessa è nei piedi di un compango , bisogna rendersi visibili allo stesso portandosi “in zona luce” ed uscendo dalla marcatura dell’avversario il cui scopo è impedire le possibilità di passaggio ponendo il potenziale ricevente in “zona d’ombra”.

4) obiettivo dribbling. Parole chiave chiudi ed entra vs temporeggia e/o corri con lui. Mediante queste parole chiave si vogliono riassumere i seguenti insegnamenti : il difensore che si trova 1c1 con l'avversario in possesso palla deve decidere in base alla situazione di gioco se tentare il recupero della palla ( avversario con lo specchio della porta libero , situazione di superiorità numerica con compagno a copertura della porta) o viceversa temporeggiare e cercare di indirizzarlo in zone non pericolose del campo ( 1c1 in zona centrale lontana dalla porta , condizioni di inferiorità numerica ).

5) obiettivo triangolo dai e vai. Parole chiave passaggio sull'uomo vs passaggio sullo spazio. Mediante queste parole chiave si vogliono riassumere i seguenti insegnamenti : un compagno fermo o in corsa verso il portatore di palla va servito sui piedi , un compagno in corsa trasversale rispetto al portatore di palla va servito con una traiettoria compatibile con la sua velocità di corsa e con la presenza di avversari , in modo da non dover arrestare la propria corsa a causa dell'errata valutazione nel passaggio. Nel triangolod dai e vai , in particolare , sono riassunte entrambe queste forme di passaggio : il passaggio al giocatore perno ( che possibilmente si muove incontro al portatore ) è eseguito sull'uomo; il passaggio di ritorno è effettuato sullo spazio , solitamente alle spalle del difensore che si vuole tagliare fuori con l'uno-due.

6) obiettivo sovrapposizione e ampiezza : parole chiave attacca lo spazio vs chiuso , riparti. Mediante queste parole chiave si vuole riassumere l'insegnamento fondamentale della ricerca dello spazio su tutto il fronte del gioco. Se il giocatore in possesso palla si trova in una zona del campo in cui vi è spazio e/o superiorità numerica può tentare l'affondo in profondità per creare occasione da goal , se si trova in una zona ove non vi è spazio e/o si è in inferiorità numerica è preferibile ricominciare l'azione per cercare una zona del campo meno e/o peggio presidiata dai difensori avversari.

7) obiettivo sovrapposizione a 3 giocatori e interscambio: parole chiave smarcamento sul corto vs smarcamento sul lungo. I ragazzi devono capire quando smarcarsi in avvicinamento al portatore di palla ( sul corto ) e quando smarcarsi allontandosi dal portatore di palla ( sul lungo ). In particolare , in condizioni di parità o inferiorità numerica dovranno smarcarsi secondo direzioni opposte ( uno sul corto ed uno sul lungo , il cosiddetto interscambio ) per creare gli spazi.

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Sunday, August 31, 2008

Un decalogo per gli esordienti primo anno

Domani , 1° Settembre , inizierò il periodo preparatorio con gli esordienti 1997. Prossimamente pubblicherò la programmazione annuale e le sedute di allenamento , per ora metto online questo breve "decalogo" che ho stampato per consegnare domani ai ragazzi , nella speranza che possa essere utile ad altri istruttori di settore giovanile ( e non solo ):

1. Cerca di essere il più possibile presente agli allenamenti e agli altri impegni ufficiali e quando non riesci avverti tempestivamente : nel momento in cui decidi di venire a scuola calcio prendi un impegno verso i compagni e l’allenatore , che fanno affidamento sulla tua presenza; se ti assenti senza avvisare stai venendo meno alla fiducia che hanno riposto in te. Inoltre , come le lezioni a scuola anche gli allenamenti hanno una loro successione : se non sai fare le addizioni come puoi saper fare le moltiplicazioni?
2. Rispetta i compagni : il calcio è un gioco di squadra e insultare o rimproverare un compagno , oltre ad essere un segno di maleducazione , è un dispetto che fai alla squadra nella quale giochi , quindi a te stesso.
3. Rispetta l’allenatore : se non hai capito un esercizio hai il diritto/dovere di interrompere e chiedere spiegazioni. Non è invece un diritto interrompere un allenamento perché non ti piace un esercizio e/o il ruolo in campo che ti è stato assegnato e/o la composizione della squadra per la partitella ecc ecc : hai mai pensato a cosa succederebbe se tutti facessero altrettanto? Se proprio è una questione importante l’istruttore è a tua completa disposizione al termine dell’allenamento , negli spogliatoi.
4. Rispetta i genitori , i dirigenti , l’arbitro : pensa che se puoi venire al campo a giocare è anche perché tante persone così si impegnano gratuitamente nella vita della società.
5. Rispetta il materiale che la società ti mette a disposizione : l’allenamento non termina con la partitella , ma quando tutti hanno riposto correttamente il materiale utilizzato.
6. Rispetta gli avversari : la partita settimanale non è un campo di battaglia e gli avversari non sono i tuoi nemici. Sono lo strumento per capire se stai imparando quanto ti è stato insegnato in allenamento : e ricorda che si può imparare anche perdendo come si può non imparare vincendo.
7. Non abbatterti nell’insuccesso : ogni errore è una straordinaria opportunità di crescita , purché tu ne capisca le cause e ti impegni a migliorare. Volere è potere.
8. Non esaltarti nel successo : se vuoi diventare un bravo giocatore ( e non solo! ) non c’è peggior errore che tu possa compiere che sentirti talmente forte da non aver più bisogno di imparare/migliorare.
9. Organizzati con gli impegni e cerca di essere autonomo: cerca di prepararti da solo la borsa con tutto l’occorrente e di ricordarti da solo l’orario delle convocazioni; la scuola deve essere la tua prima priorità , ma non venire agli allenamenti perché devi terminare i compiti che ti sono stati assegnati una settimana fa non è una giustificazione accettabile; se non sei in grado di organizzarti adesso che frequenti la prima media come potrai farlo quando sarai al liceo? E all’università?
10. C’è un tempo per scherzare ed uno per impegnarsi : venire al campo deve essere un divertimento , ma non ci si diverte solo ridendo e scherzando; anche imparare e migliorare possono ( e devono ) essere fonti di divertimento. Ridere e scherzare quando dovresti imparare non è divertente , è solo un modo per buttare via il proprio tempo.

Settimana per settimana , chi dimostra di essere d’esempio ricordando e rispettando queste semplici regole sarà premiato con la fascia di capitano.

Chi volesse scaricare la versione pdf può cliccare qui.

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Saturday, August 23, 2008

Le olimpiadi e la carta dei diritti del bambino nello sport

Le olimpiadi di Beijing 2008 si concluderanno domani e si iniziano già a tracciare i primi bilanci; il regime cinese le ricorderà sicuramente come un successo politico e un trionfo sportivo: le manifestazioni pro-Tibet si sono andate via via diradando, i giornalisti occidentali non hanno dato poi così tanto fastidio e il numero di medaglie d'oro è stato tale da doppiare quasi l'altra superpotenza , gli USA.

La strapotenza cinese in così tante discipline è quasi imbarazzante e non si può spiegare solo e soltanto con la popolazione numerosa : la Cina con un miliardo e 300 milioni di abitanti ha conquistato ad oggi 48 medaglie d'oro , 96 in totale; l'India con un miliardo e 100 milioni ha conquistato 3 medaglie , di cui una sola d'oro.

Il segreto ad un primo sguardo superficiale parrebbe essere lo stesso degli USA: il reclutamento capillare degli atleti attraverso il sistema scolastico. La similitudine però si ferma qui: se negli USA il fulcro del sistema sono i collège e il motore delle motivazioni è l'ambizione di ragazzotti oltre i 16 anni , in Cina i bambini più promettenti vengono praticamente sottratti alle famiglie in tenerissima età e di fatto internati in centri di eccellenza ( sportiva si intende ) dove sono sottoposti ad allenamenti massacranti e metodologie a dir poco discutibili.

Troppo presi dalla protesta pro-Tibet , pochissimi attivisti e giornalisti hanno concentrato la loro attenzione sull'infanzia violata dei giovani atleti: segnalo a proposito questo servizio fotogratico apparso sull'espresso




e questo video da Youtube:
A guardare il video c'è da mettersi proprio le mani nei capelli: alla faccia delle tante raccomandazioni che vengono date a noi allenatori di calcio di non ricorrere a esercizi con sovraccarico prima dei 14 anni.. evidentemente c'è a chi della salute e del corretto sviluppo dei giovani atleti non può fregar di meno!

Non sono solito parlare di politica in questo blog, ma una piccola parentesi me la voglio concedere: questo era uno dei temi che avrebbe potuto mettere in difficoltà il regime cinese , non certo la questione tibetana. Avrebbe da una parte sollevato la questione dei diritti umani ( ricordo che la carta dei diritti dei bambini nello sport è un documento approvato ufficialmente dall'ONU nel 1992 ) e dall'altra messo in discussione il valore delle vittorie cinesi: al netto della popolazione e delle metodologie di allenamento dei giovani atleti , le 27 medaglie dell'Italia o le 47 della Gran Bretagna ( italiani e britannici sono meno di un ventesimo dei cinesi ) avrebbero assunto tutt'altro valore al confronto con le 96 cinesi. Invece si è scelto di insistere sul Tibet ( come se quella fosse l'unica regione dove i diritti umani vengono violati ) , facendo scattare la leva del patriottismo e compattando di fatto parte della popolazione sulle posizioni del regime a discapito della dissidenza interna : eppure sarebbe bastato aprire un qualsiasi manuale di storia per capire che , dagli imperatori romani e G.W.Bush , un governante in difficoltà cerca di distogliere l'attenzione su questioni esterne e il Tibet , di fatto , per i cinesi è una questione esterna.

Mi sarebbe piaciuto se il giornalista di un qualsiasi TG avesse proposto un confronto fra le metodologie di allenamento in Italia e in Cina; e su questo tema penso che , una volta tanto , il movimento calcistico italiano sarebbe potuto essere d'esempio; si sarebbe potuto far sapere al grande pubblico , ad esempio , che :

1) nella nostra federazione il valore agonistico delle gare non comincia prima dei 13 anni
2) i provini sono vietati prima dei 12 anni
3) la carta dei diritti del bambino nello sport deve essere obbligatoriamente affissa in ogni scuola calcio
4) la prassi nelle stesse società professionistiche è di tenere i ragazzi il più possibile vicino alle famiglie: i possibili talenti vengono mantenuti in società satellite fino ai 12-13 anni e portati fuori regione solo dopo i 13-14. A tutti viene comunque assicurato il proseguimento degli studi.

Invece l'unica notizia che ha avuto risalto nei media italiani è stata la scelta ( infelice , per carità , ma pur sempre marginale ) dei calciatori italiani di viaggiare in prima classe quando tutti gli altri atleti viaggiavano in classe economica. Peccato , l'ennesima occasione persa per il nostro movimento.

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Saturday, March 22, 2008

Buona Pasqua

Buona Pasqua a tutti i lettori del blog e alle loro famiglie
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Thursday, March 6, 2008

S.S.D.Borghetto - Filottranese 0-3 ( e non solo )

Perdere 3-0 e restare soddisfatti : si può? Limitatamente a questa partita contro la prima in classifica direi di si.

Nel primo tempo , con la squadra al completo per la prima volta in tutto il campionato , ce la siamo giocata tranquillamente alla pari , palla a terra ( in occasione del turno infrasettimanale abbiamo potuto giocare allo stadio comunale in erba ) e concedendo molto poco : ci hanno segnato su un tiro al volo da fuori area su una respinta dei nostri difensori , non potevamo farci niente , solo i complimenti a chi ha tirato. In compenso , fosse entrata quella palla che invece si è stampata sulla traversa nei primi minuti , la partita avrebbe preso una piega diversa.

Nel secondo tempo , complici un paio di infortuni e 7 cambi ( i '94 non potranno neanche disputare il torneo dei giovanissimi sperimentali , quindi ho dato spazio un po' a tutti ) , abbiamo retto altri 15 minuti e poi nel finale hanno dilagato.

Qui sotto un video del primo tempo; le occasioni da goal sono state poche , quindi ho preferito raccogliere le azioni in cui abbiamo cercato di impostare l'azione dai difensori , ovvero quello che avevo chiesto ai ragazzi prima della partita : non sempre siamo arrivati a concludere , ma apprezzo il fatto che ci abbiano provato.




Mancano 2 partite , poi i '93 andranno coi '92 per il torneo allievi sperimentali 2° fascia e i '94 con i '95 , senza però disputare il torneo giovanissimi 2° fascia , perché i numeri non lo consentono. Abbiamo ormai affrontato tutte e 3 le prime della classe e rispetto al girone di andata ce la siamo giocata alla pari con chiunque; nelle riflessioni a margine della partita con il responsabile tecnico e l'allenatore dei '95 concordavamo su un doppio rammarico :

1) non essere riusciti a posizionarci subito dietro le prime 3 , piazzamento che sarebbe stato tranquillamente alla nostra portata per i valori visti in campo , causa assenze e limiti caratteriali più volte evidenziati da parte di chi invece avrebbe dovuto fare la differenza;

2) non aver potuto disporre dei 3 ragazzi '93 che in estate se ne sono andati a fare i regionali altrove: per potenziale tecnico , per ruolo ( una punta centrale , un centrocampista e un difensore centrale .. proprio l'ossatura della squadra ) e per capacità di trascinare la squadra sono proprio gli elementi che ci avrebbero permesso di lottare per il vertice e per il miraggio di una promozione fra i regionali di cui avremmo tanto bisogno.

Se ne è parlato già abbastanza nei post di questa estate e non tornerei a farlo se non si avvicinasse la scadenza dell'attuale consiglio direttivo, con la necessità di fare un bilancio e guardare alle prospettive future : il bilancio di questi 3 anni dice che , grazie a disponibilità economiche prima impensabili , si è arrivati al top di quello che è possibile fare con il solo bacino di utenza di Monte San Vito : il rapporto istruttori/ragazzi e le qualifiche dei tecnici (4 allenatori di base , 3 diplomati ISEF e tutti gli altri con patentino scuola calcio-FIGC ) è quello di una scuola calcio specializzata , abbiamo due preparatori dei portieri , un responsabile tecnico libero da impegni di allenatore , un pulmino , ecc ecc

Nonostante questo la competitività delle categorie del settore agonistico è costantemente minata dalla fuga dei ragazzi migliori verso le società regionali , anche le categorie del settore di base possono trovarsi in difficoltà per via dei numeri ( i '95 ed i '96 si allenano in 7-8 elementi ), siamo costretti a far giocare giovanissimi e Juniores su un campo sterrato largo 50metri e se piove far allenare tutti risulta quasi impossibile : mi sento di dire che siamo ad un bivio.

Da una parte continuare su questa strada , con la consapevolezza che , se dovesse venir meno il sostegno economico su cui abbiamo potuto contare in questi 3 anni , il ridimensionamento sarebbe inevitabile. Continuando a masticare amaro perché se ne andranno i ragazzi migliori e qualche volta anche i tecnici migliori ( a proposito , il mister della Filottranese capolista è proprio di Monte San Vito ed ha allenato a Borghetto quando mio padre era presidente, così come il loro responsabile tecnico; a questo punto ne approfitto per fargli un "in bocca al lupo" per la vittoria del campionato ).

Dall'altra parte cercare di allargare gli orizzonti , avviando una qualche collaborazione con società dei comuni limitrofi , che permetterebbe di risolvere le carenze numeriche e di strutture ed uscire finalmente da un ruolo di subalternità. Per quanto mi riguarda , penso che l'unica strada percorribile per il futuro sia la seconda e sento di dover fare qualcosa perché si apra una riflessione in questo senso : l'iniziativa sarà online prossimamente su "questo schermo".

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Monday, February 25, 2008

Uno spot per il codice etico della S.S.D.Borghetto

Sabato scorso ero allo stadio ad assistere alla partita della prima squadra contro la Falconarese ed è successa una simpatica coincidenza : proprio mentre il nostro responsabile tecnico ci consegnava una bozza del codice etico che , nelle intenzioni della società , dovrebbe mettere nero su bianco una serie di regole e atteggiamenti che per noi allenatori del Borghetto sono prassi ormai da anni , in campo accadeva un episodio che , per l'ampio risalto che ha poi avuto sui media locali , non può che essere lo spot migliore dell'iniziativa.

Questa la cronaca della testata giornalistica online Quelliche.net :

FAIR PLAY. Va giù, l'arbitro gli fischia il rigore ma lui ammette che il fallo è avvenuto fuori area. Bravo Luca!

In un momento in cui si fa tanto discutere dell’etica nel mondo del calcio, la risposta più positiva arriva ancora una volta dai campi dilettantistici. Siamo in Prima categoria, girone B: durante Borghetto - Falconarese, scontro diretto per la corsa playoff, con la squadra di casa sotto per 2-1, l’esterno del Borghetto Luca Vitali (foto) va a terra dopo un contrasto con un avversario. Per tutti il fallo è avvenuto all’esterno del rettangolo dell’area di rigore, ma non per l’arbitro che concede il rigore, tra la costernazione e le proteste dei giocatori della Falconarese. Il giocatore, tra lo stupore di pubblico, compagni e avversari, interviene confermando all’arbitro l’impressione generale: il direttore di gara ringrazia ed il penalty viene commutato in un semplice calcio di punizione dal limite, che poi si risolverà in un nulla di fatto. Per la cronaca la partita è terminata per 3-1 in favore della Falconarese. Quanto è stato decisivo il gesto di Vitali non lo sapremo mai, ma resterà il ricordo di un piccolo grande gesto di fair play, speranza di un futuro del calcio più pulito


Per onestà di cronaca andrebbe anche detto che non tutti in tribuna hanno apprezzato il gesto , data la notevole importanza della partita in oggetto ( con un pareggio il Borghetto avrebbe tenuto a 5 punti una diretta concorrente ai play-off e con una vittoria l'accesso agli stessi stati quasi certi) , ma questo anziché sminuire il gesto di Vitali lo rende ancora più vero e reale : quello che le ricostruzioni trionfalistiche e un po' mielose spesso non dicono è che questi gesti vengono compiuti da persone consce di andare controcorrente e di correre il rischio di passare per "ingenui" o "sprovveduti" in un mondo di furbi.

Esattamente lo stesso rischio che corre un allenatore di settore giovanile quando antepone l'etica e la crescita di tutti i propri ragazzi ( anche i meno dotati ) al risultato e all'ambizione personale : l'importante è esserne consci. Come ci ricorda De Bellis , l'allenatore del settore giovanile non può essere un allenatore di successo.

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Saturday, December 22, 2007

Il blog chiude per ferie. Tanti auguri ( scomodi ! ).

Il blog chiude per ferie e ne approfitto per fare a tutti i visitatori i migliori auguri di Buon Natale , riprendendo le parole di un grande educatore , un grande uomo capace di andare controcorrente per difendere i propri valori : Don Tonino Bello. I nostri ragazzi avrebbero tanto bisogno di figure così coerenti e coraggiose.

Carissimi, non obbedirei al mio dovere di vescovo se vi dicessi “Buon Natale” senza darvi disturbo. Io, invece, vi voglio infastidire. Non sopporto infatti l’idea di dover rivolgere auguri innocui, formali, imposti dalla routine di calendario. Mi lusinga addirittura l’ipotesi che qualcuno li respinga al mittente come indesiderati. Tanti auguri scomodi, allora, miei cari fratelli!

Gesù che nasce per amore vi dia la nausea di una vita egoista, assurda, senza spinte verticali e vi conceda di inventarvi una vita carica di donazione, di preghiera, di silenzio, di coraggio.

Il Bambino che dorme sulla paglia vi tolga il sonno e faccia sentire il guanciale del vostro letto duro come un macigno, finché non avrete dato ospitalità a uno sfrattato, a un marocchino, a un povero di passaggio.

Dio che diventa uomo vi faccia sentire dei vermi ogni volta che la vostra carriera diventa idolo della vostra vita, il sorpasso, il progetto dei vostri giorni, la schiena del prossimo, strumento delle vostre scalate.

Maria, che trova solo nello sterco degli animali la culla dove deporre con tenerezza il frutto del suo grembo, vi costringa con i suoi occhi feriti a sospendere lo struggimento di tutte le nenie natalizie, finché la vostra coscienza ipocrita accetterà che il bidone della spazzatura, l’inceneritore di una clinica diventino tomba senza croce di una vita soppressa.

Giuseppe, che nell’affronto di mille porte chiuse è il simbolo di tutte le delusioni paterne, disturbi le sbornie dei vostri cenoni, rimproveri i tepori delle vostre tombolate, provochi corti circuiti allo spreco delle vostre luminarie, fino a quando non vi lascerete mettere in crisi dalla sofferenza di tanti genitori che versano lacrime segrete per i loro figli senza fortuna, senza salute, senza lavoro.

Gli angeli che annunciano la pace portino ancora guerra alla vostra sonnolenta tranquillità incapace di vedere che poco più lontano di una spanna, con l’aggravante del vostro complice silenzio, si consumano ingiustizie, si sfratta la gente, si fabbricano armi, si militarizza la terra degli umili, si condannano popoli allo sterminio della fame.

I Poveri che accorrono alla grotta, mentre i potenti tramano nell’oscurità e la città dorme nell’indifferenza, vi facciano capire che, se anche voi volete vedere “una gran luce” dovete partire dagli ultimi.

Che le elemosine di chi gioca sulla pelle della gente sono tranquillanti inutili.
Che le pellicce comprate con le tredicesime di stipendi multipli fanno bella figura, ma non scaldano.
Che i ritardi dell’edilizia popolare sono atti di sacrilegio, se provocati da speculazioni corporative.

I pastori che vegliano nella notte, “facendo la guardia al gregge ”, e scrutano l’aurora,

vi diano il senso della storia, l’ebbrezza delle attese, il gaudio dell’abbandono in Dio.

E vi ispirino il desiderio profondo di vivere poveri che è poi l’unico modo per morire ricchi.

Buon Natale! Sul nostro vecchio mondo che muore, nasca la speranza.
Don Tonino Bello

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Friday, February 23, 2007

Yet Another Blog !

L'idea di questo blog nasce da due semplici considerazioni :

1) alla base dell'attività di ogni allenatore/istruttore che opera nel settore giovanile sta una programmazione didattica degli allenamenti mediante la quale , a partire dagli obiettivi che si intendono perseguire , vengono prima costruite le sedute di allenamento e poi organizzate in microcicli , mesocicli e macrocicli. Perché la programmazione risulti di stagione in stagione sempre più efficace è importante fare tesoro delle indicazioni che provengono dal campo. Allenare dei ragazzi è cosa ben diversa che giocare alla playstation : l'esercizio che sulla carta sembrava stimolante e ben strutturato può rivelarsi sul campo di difficile comprensione/attuazione o semplicemente può essere migliorato osservando le reazioni dei ragazzi. La partita che doveva sancire il raggiungimento di determinati obiettivi può in realtà evidenziare lacune inaspettate o viceversa. E' più che mai opportuno che l'allenatore riporti queste osservazioni su una sorta di diario , sia per migliorare la programmazione di stagione in stagione , sia per modificarla in corso qualora l'apprendimento non proceda come aspettato.

2) al di là di pochi siti che gli addetti ai lavori certamente conoscono , la rete è relativamente povera di materiali gratuiti per istruttori del settore giovanile : ce se ne rende conto se si pensa all'enorme numero di appassionati che ruotano attorno a questo entusiasmante mondo o al continuo prolificare di sempre nuove edizioni a pagamento. Tali risorse sono inoltre carenti , a mio modesto parere , da un punto di vista non secondario nel mondo del calcio : l'interattività , particolarmente quella immediata e priva di filtri che lo strumento-blog è invece in grado di offrire.

L'auspicio è dunque quello di riuscire a fornire materiali e spunti interessanti senza la pretesa di essere autorevole quanto libri , riviste e allenatori affermati , ma con la consapevolezza di essere aperto al confronto e alla critica che , se costruttiva , è senz'altro un'opportunità di crescita per un tecnico alle prime armi : l'ennesimo buon motivo per spostare il "diario del mister" da un'agenda cartacea ad un sito internet.

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