Dopo quasi 6 mesi chiudo il
sondaggio mediante il quale chiedevo ai visitatori ( presumibilmente quasi tutti addetti ai lavori , dato il target di questo blog ) di dire la loro sull'obbligo dei fuoriquota nei campionati dilettantistici.
Sapevo che la questione è tutt'ora dibattuta e che divide gli stessi allenatori , dirigenti e giocatori di questo complicato universo che è il calcio dilettantistico e , infatti , i risultati sono in linea con le attese.
La domanda era
L'obbligo degli under nelle prime squadre dalla promozione alla serie D. Secondo te.. e già in due delle tre possibili risposte avevo caratterizzato due delle posizioni che più di frequente si incontrano :
1) E' una regola assurda, Chi è bravo gioca comunque e così si rovinano i ragazzi , che si credono da categoria superiore ma scendono subito appena viene a mancare la situazione di privilegio
2) E' una regola utile per supplire alla carenza di coraggio di dirigenti e allenatori. Dovrebbero metterla anche fra i professionisti. Perché all'estero Messi , Walcott , Benzema a 18 anni erano già titolari mentre da noi Giovinco e Balotelli fanno soltanto panchina?La terza risposta era più conciliante e si limitava a cogliere l'aspetto del risparmio (presunto) insito nell'uso dei giovani :
3) E' una regola utile per tenere bassi i costi , altrimenti serie D ed eccellenza sarebbero solo un ospizio per ex professionisti a fine carriera.
Hanno votato in 34 e il risultato è stato di perfetta parità : 14 preferenze per la risposta 1 ( 41.2% ) , 14 preferenze per la risposta 2 ( 41.2% ) mentre solo 6 visitatori ( ovvero il 17.6% ) ha optato per la terza risposta.
A chiusura del sondaggio , dico la mia : se meritocrazia , competenza e capacità di programmazione fossero all'ordine del giorno nel calcio dilettantistico e giovanile , la regola degli under non sarebbe necessaria.
Invece , anche senza generalizzare e sembrare presuntuoso , molto spesso avviene che:
1) molti dirigenti e presidenti che si avvicinano al mondo del calcio , anche con entusiasmo , non hanno le competenze per capire l'effettivo potenziale di un giovane paragonato a quello di un giocatore esperto. In assenza di queste capacità risulta naturale valutare un giocatore in base al suo curriculum , cioè alle società e alle categorie in cui ha militato .. anche se tale militanza risale a diversi anni prima e allo stato attuale il giocatore non è più nelle condizioni fisico-atletiche ( età ) né mentali ( stimoli e motivazioni ) per garantire quanto promette il suo curriculum. In queste condizioni è chiaro che il giovane è penalizzato , anche se la sua fase ascendente fosse nettamente più redditizia per la squadra della fase calante del giocatore a fine carriera.
2) l'altro grande scotto che i giovani pagano è l'assenza di programmazione. L'allenatore è costantemente sotto pressione e non può permettersi di perdere due partita di fila , pena il rischio dell'esonero. Il giovane , per definizione , ha bisogno di fare esperienza e questo può voler dire anche commettere qualche errore. A parità di potenziale è chiaro quindi che è sempre il giovane a finire in panchina , senza contare che un giocatore dal nome importante e dal rimborso spese altrettanto importante che finisce in panchina può creare notevoli difficoltà sia nello spogliatoio che con la dirigenza. In quest'ottica l'obbligo di schierare giovani può essere un salvagente per l'allenatore , sempre che egli consideri un'investimento puntare sui giovani promettenti e non un dazio da pagare.
Ultima annotazione : perché la regola degli under funzioni davvero si dovrebbe legare il loro impiego all'effettiva crescita del ragazzo nel vivaio della società. Qualcosa di analogo alla cosidetta "lista B" dell'Uefa Champions League che obbliga le società a mettere nella lista champions un certo numero di giocatori cresciuti nel vivaio , i cosiddetti
Homegrown players. Altrimenti si rischia che , come spesso succede , fatta la legge venga trovato l'inganno : sempre più spesso si sente parlare di giocatori fuoriquota che a 17-18 anni girano con il procuratore per cercare di "spennare" qualche società di serie D o eccellenza carente di giovani. E' ovvio che questo aspetto contribuisce ulteriormente a rendere indigesta una regola che invece avrebbe i suoi giusti motivi per esistere.