Wednesday, October 8, 2008

Il ricorso alle parole chiave per stabilizzare l'apprendimento

Uno dei tanti meriti che va riconosciuti a Massimo De Paoli è quello di aver proposto l'idea di parole chiave condivise fra allenatore e giocatori per permettere una più facile e rapida comunicazione , in partita come in allenamento , grazie a un codice condiviso. La sua (meritata) considerazione fra gli allenatori di settore giovanile è ormai tale che le sue stesse parole chiave risuonano "domenicalmente" sui campi di ogni categoria : dal "castello" alla "zona di costruzione" per non parlare del "corto" o "lungo" per definire gli smarcamenti ad avvicinarsi o ad allontanarsi dal portatore di palla , che sono ormai un must anche fra gli allenatori di prime squadre.

Per quanto mi riguarda, come ho già ripetuto in altre occasioni, preferisco prendere quanto di buono c'è nelle proposte di De Paoli e adattarle al contesto della mia categoria ( che non è certamente quella dei giovanissimi nazionali dell'Inter! ), piuttosto che trasportarle tali e quali col rischio di vedermi guardare ad ogni seduta di allenamento da occhi strabuzzanti.

Di buono in questo caso c'è che le parole chiave , oltre a facilitare e rendere più immediata la comunicazione , permettono di "stabilizzare l'apprendimento" : permettono cioè di far si che almeno una parte dell'enorme flusso di informazioni con cui bombardiamo i ragazzi durante le sedute di allenamento ( spesso inconsapevolmente , ma basta calarsi solo un attimo nei loro panni per rendersene conto ) , resti in modo stabile nella memoria e nel pensiero tattico dei ragazzi.

Avevo già trattato questo aspetto in alcuni post passati , portando l'esempio del dualismo fra ampiezza e profondità: improntando la programmazione in modo che nel mesociclo tattico riguardante la profondità i ragazzi siano fortemente stimolati a vedere e attaccare lo spazio alle spalle della difesa avversaria , mentre nel mesociclo riguardante l'ampiezza siano stimolati a cercare la continua circolazione della palla da una fascia all'altra, il rischio è che parlando di ampiezza ci si dimentichi quanto detto a proposito della profondità e viceversa.

Ricorrendo invece a parole chiave che al termine del mesociclo riassumano il nucleo dell'obiettivo affrontato, esse potranno essere richiamate nei mesocicli successivi con l'effetto di un rapido e immediato riferimento a quanto si è appreso in precedenza.

Per fare qualche esempio , ecco l'associazione fra alcuni obiettivi della programmazione di quest'anno e alcune parole chiave ( che sono sempre del tipo alternativa1 vs alternativa2 perché si vuole sempre stimolare le capacità critiche dell'allievo e la sua capacità di scegliere la soluzione più adeguata in riferimento al contesto di gioco ):

1) obiettivo passaggio. Parole chiave favore vs dispetto. Con queste parole chiave si vogliono riassumere i seguenti insegnamenti: un passaggio va sempre effettuato con l’intenzione di mettere il compagno nelle migliori condizioni possibili per ricevere e proteggere o concludere; un passaggio effettuato con forza eccessiva o viceversa troppo debole , un passaggio effettuato con traiettoria aerea quando il compagno poteva essere servito con traiettoria rasoterra , un passaggio eseguito con rimbalzi irregolari sono esempi di “dispetti”. Un passaggio eseguito con la giusta forza , con traiettoria il più possibile regolare e compatibile con le dinamiche di movimento di compagni e avversari ( spazio/uomo ) è un “favore”.

2) obiettivo protezione della palla. Parole chiave palla coperta vs palla scoperta. Mediante queste parole chiave si vogliono riassumere i seguenti insegnamenti : in fase di possesso palla, fra palla e avversario si deve cercare di interporre il proprio corpo ( braccia e/o busto ) e la stessa ricezione va effettuata in questa prospettiva; in fase di non possesso palla dovranno avere chiaro che il contrasto va effettuato nel frangente in cui l’avversario scopre la palla , altrimenti per non commettere fallo è preferibile temporeggiare mantenendo comunque la protezione della porta.

3) obiettivo smarcamento. Parole chiave zona luce vs cono d'ombra. Mediante queste parole chiave si vogliono riassumere i seguenti insegnamenti: quando si è in fase di possesso palla e la stessa è nei piedi di un compango , bisogna rendersi visibili allo stesso portandosi “in zona luce” ed uscendo dalla marcatura dell’avversario il cui scopo è impedire le possibilità di passaggio ponendo il potenziale ricevente in “zona d’ombra”.

4) obiettivo dribbling. Parole chiave chiudi ed entra vs temporeggia e/o corri con lui. Mediante queste parole chiave si vogliono riassumere i seguenti insegnamenti : il difensore che si trova 1c1 con l'avversario in possesso palla deve decidere in base alla situazione di gioco se tentare il recupero della palla ( avversario con lo specchio della porta libero , situazione di superiorità numerica con compagno a copertura della porta) o viceversa temporeggiare e cercare di indirizzarlo in zone non pericolose del campo ( 1c1 in zona centrale lontana dalla porta , condizioni di inferiorità numerica ).

5) obiettivo triangolo dai e vai. Parole chiave passaggio sull'uomo vs passaggio sullo spazio. Mediante queste parole chiave si vogliono riassumere i seguenti insegnamenti : un compagno fermo o in corsa verso il portatore di palla va servito sui piedi , un compagno in corsa trasversale rispetto al portatore di palla va servito con una traiettoria compatibile con la sua velocità di corsa e con la presenza di avversari , in modo da non dover arrestare la propria corsa a causa dell'errata valutazione nel passaggio. Nel triangolod dai e vai , in particolare , sono riassunte entrambe queste forme di passaggio : il passaggio al giocatore perno ( che possibilmente si muove incontro al portatore ) è eseguito sull'uomo; il passaggio di ritorno è effettuato sullo spazio , solitamente alle spalle del difensore che si vuole tagliare fuori con l'uno-due.

6) obiettivo sovrapposizione e ampiezza : parole chiave attacca lo spazio vs chiuso , riparti. Mediante queste parole chiave si vuole riassumere l'insegnamento fondamentale della ricerca dello spazio su tutto il fronte del gioco. Se il giocatore in possesso palla si trova in una zona del campo in cui vi è spazio e/o superiorità numerica può tentare l'affondo in profondità per creare occasione da goal , se si trova in una zona ove non vi è spazio e/o si è in inferiorità numerica è preferibile ricominciare l'azione per cercare una zona del campo meno e/o peggio presidiata dai difensori avversari.

7) obiettivo sovrapposizione a 3 giocatori e interscambio: parole chiave smarcamento sul corto vs smarcamento sul lungo. I ragazzi devono capire quando smarcarsi in avvicinamento al portatore di palla ( sul corto ) e quando smarcarsi allontandosi dal portatore di palla ( sul lungo ). In particolare , in condizioni di parità o inferiorità numerica dovranno smarcarsi secondo direzioni opposte ( uno sul corto ed uno sul lungo , il cosiddetto interscambio ) per creare gli spazi.

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Monday, September 1, 2008

Perché si perde il possesso palla ( 5° parte ) : la protezione della palla , il basket e altre considerazioni

La protezione della palla è l'ultimo fondamentale di tecnica applicata che tratterò in questa serie di post perché è l'ultimo aspetto di tattica individuale che , se migliorato , può avere importanti ripercussioni sulle capacità della propria squadra di mantenere il possesso palla , anche e soprattutto in condizioni di inferiorità numerica.

Prima di presentare alcune sedute di allenamento specifiche per questo obiettivo , però , mi permetto un breve confronto fra l'importanza che il possesso palla riveste nel calcio e in altri sport di squadra con la palla : lo faccio proprio parlando della protezione della palla perché i due aspetti sono secondo me strettamente collegati.

Mi sono chiesto spesso , infatti , assistendo a partite di basket/pallanuoto/football americano ecc perché nel calcio c'è minor consapevolezza che perdere una palla significa consegnare agli avversari un'opportunità per segnare; in altre parole perché i tifosi di calcio non salutano il recupero di un pallone con lo stesso entusiasmo con cui i tifosi di basket salutano la riconquista di un rimbalzo sotto canestro? E perché un giocatore di calcio si può permettere di lanciare via una palla a caso senza essere beccato dai tifosi , mentre non potrebbe permetterselo in una partita di basket o di pallanuoto ( figurarsi il football americano dove la perdita del possesso provoca il fermo del gioco per la sostituzione dell'intera squadra di attacco con la squadra di difesa )? Eppure in entrambi i casi si sta consegnando agli avversari un'opportunità in più per mettere a segno un punto.

La risposta , secondo me , sta proprio nella protezione della palla : nel basket è praticamente impossibile perdere una palla che si ha saldamente in mano e nella pallanuoto è comunque difficile , mentre il passaggio ha i suoi rischi di intercetto più o meno come nel calcio. Questo fa si che la percentuale di azioni che iniziano da una conclusione avversaria e terminano con una conclusione nell'altra porta è molto più alta nel basket o nella pallanuoto che non nel calcio : per dirla con un termine molto in voga fra gli allenatori di oggi , nel basket vi sono molte meno "transizioni" e queste si limitano per lo più a conclusioni non andate a buon fine ( ed è lì appunto che il cestista va a recuperare i rimbalzi ) .

Possiamo trarre qualche conclusione didattica utile per un allenatore di settore giovanile da queste elucubrazioni apparentemente così astratte? Secondo me si. Parliamo di pensiero tattico individuale e proviamo a porci nei panni di un giocatore di basket in possesso della palla ed un giocatore di calcio nella stessa situazione :

1) il giocatore di basket sa che nessuno può portargli via la palla dalle mani e , anche vedendo avvicinarsi l'avversario , può osservare "con calma" le posizioni dei compagni ed attendere lo smarcamento che ritiene più opportuno ( ho messo le parole "con calma" fra virgolette perché poi ci sono le infrazioni temporali o di passi , ma questo non fa che rafforzare il nostro ragionamento : chi ha scritto le regole era consapevole che bisognava forzare il passaggio altrimenti il cestista avrebbe potuto attendere anche per tempi lunghissimi tanta è la sua certezza di non perdere palla ).

2) il giocatore di calcio non ha la certezza di non perdere palla e sa che dovrà cercare un compagno libero per il passaggio ( o concludere ) molto più in fretta del cestista;
2a) il giocatore di un certo livello, comunque , sa che può porre in atto un certo numero di accorgimenti ( quelli riguardanti la protezione della palla ) che gli assicurano se non la certezza di mantenere il pallone , almeno una buona probabilità di farlo ( o al massimo di conquistare fallo ) finché l'avversario è uno : certo se gli avversari che si apprestano ad affrontarlo sono più di uno mentre pone in essere questi accorgimenti dovrà velocemente trovare una soluzione per passare la palla.
2b) il ragazzo o il giocatore delle categorie inferiori non ha neanche questo margine di sicurezza ( anzi spesso compagni , spettatori e purtroppo anche qualche allenatore contribuiscono a mettergli ansia di non riuscire a mantenerla ) e questo lo spinge a buttare via palla.

Intervenire sul pensiero tattico individuale dei nostri allievi perché possa essere sempre più vicino a quello descritto al punto 2a e sempre meno vicino a quello descritto al punto 2b è proprio il nostro compito. Che i bambini partano quasi tutti dalla situazione 2b potete verificarlo voi stessi , molto semplicemente, come ho fatto oggi al primo allenamento con gli esordienti 1997 : consegnate le casacche e chiedete di svolgere un possesso palla con le mani senza alcuna regola ( fermo restando il divieto di sradicare la palla dalle mani degli avversari ) , ma fissando l'obiettivo per il punto ad un valore relativamente alto di passaggi.

Nessuna regola significa che si può correre con la palla quanto si vuole senza obbligo di rimbalzo , che non vi sono infrazioni di tempo , ecc ecc : se i ragazzi avessero un pensiero tattico evoluto ogni azione terminerebbe con il raggiungimento dell'obiettivo. La situazione , invece , è radicalmente diversa : già al 2° o al 3° passaggio c'è chi preferisce rischiare passaggi improbabili piuttosto che tenere palla in mano qualche secondo in più per attendere un passaggio più sicuro. Oggi c'era addirittura chi buttava palla alle proprie spalle senza guardare, tipo terno al lotto!

Dopo aver lasciato sbagliare i ragazzi per un po' ho fatto notare loro questi errori ( metodo globale/analitico/globale) : se prima l'obiettivo dei 10 passaggi non veniva quasi mai raggiunto , poi la maggior parte delle azioni terminava positivamente.

Questa aumentata consapevolezza va subito sfruttata per migliorare il possesso palla specifico che ci interessa , ovvero quello svolto coi piedi : prendiamo un pallone e scegliamo un ragazzo a caso, chiediamogli di toglierci la palla dai piedi. Mostrando il corretto uso del busto e del braccio opposto a quello con cui controlliamo la palla , non dovremmo avere difficoltà a tenerlo lontano : questa breve dimostrazione aiuta i ragazzi a comprendere che , con opportuni accorgimenti di protezione dell'attrezzo , possono avere un approccio al possesso palla simile a quello che avevano nell'esercizio precedente svolto con le mani , evitando cioè di buttare via la palla e proteggendola fino a che non si presenta l'opportunità di un passaggio utile.

Spero di non avervi tediato con tutte queste parole : ecco quindi la prima seduta sulla protezione della palla ed ecco la seconda seduta.

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Sunday, June 1, 2008

Perché si perde il possesso palla ( 3° parte ) : lo smarcamento. Come , dove , ma soprattutto quando.

Continuando ad analizzare le cause che possono condurre ad uno scarsa capacità di mantenere il possesso palla da parte dei giovani calciatori , passiamo a parlare di smarcamento : ai fini del possesso palla il passaggio sta alla tecnica di base come lo smarcamento sta alla tattica individuale. Se cioè il passaggio è il primo aspetto di tecnica di base da migliorare per favorire il possesso , lo smarcamento è il primo aspetto da migliorare per quanto riguarda la tattica individuale.

Del resto in questo blog si è parlato ampiamente dello smarcamento e proprio la tesina che ho presentato al corso di allenatore di base si apre con la citazione non c'è calcio se non c'è smarcamento : sono stati affrontati i concetti del come smarcarsi ( ad uscire dal cono d'ombra creato dall'avversario ) e del dove smarcarsi ( ampiezza o profondità in relazione alla disposizione degli avversari ) , mentre mi sono accorto di non aver mai affrontato in generale (sul blog , non sul campo) il tema del QUANDO smarcarsi ( se ne è parlato qui , ma nello specifico del solo smarcamento in profondità ).

Rispetto al "come" e al "dove" , il "quando" può dirsi last but not least perché , se non insegniamo ai nostri ragazzi a capire quando smarcarsi , possiamo vanificare tutti gli eventuali vantaggi derivanti dall'aver insegnato il come e il dove. Mi spiego con un esempio. Tenendo presente uno smarcamento in una zona generica del campo , la classica situazione del giocatore senza palla che deve uscire dalla zona d'ombra costituita dalla presenza dell'avversario , abbiamo che :

1) se lo smarcamento avviene troppo tardi si rischia di far intercettare il passaggio al difensore o di non farsi vedere dal portatore di palla ( che opterà quindi per altre soluzioni ).

2) se lo smarcamento avviene in anticipo si da il tempo al difensore di riposizionarsi , ricreando così la zona d'ombra.

Se poi consideriamo lo smarcamento in profondità alle spalle della difesa avversaria, eventuali asincronie vanificano del tutto il buon esito dell'azione ( uno smarcamento in anticipo manda l'attaccante in fuorigioco e uno smarcamento in ritardo permette al difensore di trovarsi in vantaggio sulla palla).

Si pone quindi il problema di insegnare ai nostri ragazzi ad osservare il comportamento del portatore di palla al fine di riconoscere le condizioni di inizio-smarcamento : uno smarcamento che venisse effettuato prima di tali condizioni sarebbe in anticipo , uno smarcamento che venisse effettuato molto dopo che si sono verificate queste condizioni sarebbe in ritardo.

Vediamo quindi di capire quali sono queste condizioni di inizio-smarcamento. Secondo Stefano Bonaccorso , che ha toccato di sfuggita l'argomento durante la visita che abbiamo effettuato con l'AIAC Macerata al settore giovanile dell'Atalanta , le due condizioni sono :

A) Contatto visivo , ovvero fra il ricevente e il portatore di palla deve intercorrere un segnale che faccia capire al secondo le intenzioni di movimento del primo ( dettare il passaggio )

B) Palla giocabile , ovvero il portatore è nelle condizioni di effettuare il passaggio : un portatore voltato di spalle , una palla aerea o contesa fra compagno e avversario , una palla che deve ancora essere ricevuta o controllata in prossimità del piede calciante sono palle non giocabili e quindi uno smarcamento effettuato in tali frangenti non potrà essere prontamente servito da un passaggio.

E' il caso di affrontare subito una possibile obiezione : tutti gli smarcamenti che si svolgono in una partita di calcio rispondono alla regola di Bonaccorso? In teoria si tratta di una approssimazione , che però ha piena ragione di esistere se ricordiamo che stiamo parlando di settore giovanile e in particolare di come migliorare una squadra di giovanissimi o esordienti carente nel possesso palla. Una volta che i giocatori avranno superato queste lacune e quando magari giocheranno in categorie superiori , si potranno trovare in alcune situazioni che non soddisfano questa regola. Si pensi ad esempio ai giocatori che fintano un passaggio per ingannare l'avversario quando sanno a priori che eseguiranno un altro gesto tecnico ( ma a quel punto il compagno dovrà conoscere le intenzioni del portatore di palla per altre vie , il più delle volte perché il gesto è stato provato in allenamento ) o che vedono il compagno ( addirittura alle loro spalle ) con la visione periferica e senza instaurare il contatto visivo. Uno degli esempi più lampanti di queste capacità evolute è il goal che segue , che tutti ci ricordiamo per le emozioni che è stato in grado di trasmetterci e non certo per la situazione tattica ( però c'è anche quella ):


Lasciando da parte obiezioni ed emozioni , vediamo qualche esercitazione che può fare al caso nostro :

1) un gioco iniziale adatto ai più piccoli è una semplice variante all'un-due-tre stella proposto nel post precedente. Al fischio dell'istruttore al giocatore rosso in figura è lanciata la palla e ai giocatori blu è chiesto di guidarla per conquistare più spazio possibile , come nell'"un-due-tre stella" per la guida della palla. L'arresto dovrà però avvenire quando il giocatore rosso avrà controllato palla e avrà alzato la testa per prendere visione del movimento dei compagni : a quel punto chi sarà trovato ancora in movimento dovrà ripartire dalla linea iniziale.


L'esercizio si presta bene ad essere l'inizio di una progressione didattica , perché focalizza l'attenzione solo sul riconoscimento delle due condizioni sopra indicate : si noti che la reazione alle due condizioni è opposta a quella che i giocatori dovrebbero attuare in condizioni di gioco ( si arrestano anziché mettersi in movimento come avviene nello smarcamento ).

2) per il contatto visivo degli esercizi adatti sono il 2c1 e il 3c1 per il triangolo "dai e vai" : nel 2c1 il portatore di palla deve scegliere fra 2c1 o dribbling in relazione al movimento del giocatore-sponda , che può essere lo stesso istruttore. Se la sponda viene incontro al portatore e stabilisce il contatto visivo , il portatore opta per il triangolo "dai e vai" ( prima figura ) , se invece la sponda resta ferma ( o volta volutamente le spalle al portatore , nel caso dell'istruttore ) l'attaccante sarà costretto ad optare per il dribbling ( seconda figura ).


Analogamente nel 3c1 i due giocatori sponda si coordineranno in modo che solo uno dei due assicura il contatto visivo venendo incontro al portatore , mentre l'altro si disinteressa del gioco : il portatore dovrà ovviamente passare la palla per il "dai e vai" alla sponda che assicura il contatto visivo.




3) una volta appresi i concetto , per proporre qualcosa di più vicino alle condizioni di gara , si possono proporre delle conclusioni in porta precedute da smarcamenti mediante corsa diagonale o taglio.


Si posizionano 4 conetti a simulare una linea difensiva, un attaccante che parte dalla fascia destra e un centrocampista dalla fascia sinistra : l'azione inizia con l'istruttore che lancia per il centrocampista e l'attaccante che inizia ad accentrarsi lentamente con corsa orizzontale o "a mezzaluna" , osservando i movimenti del centrocampista; quando questi avrà controllato la palla ( palla giocabile ) e alzato la testa ( contatto visivo ) a prendere visione della sua posizione , l'attaccante effettuerà un rapido cambio di direzione ( taglio in profondità ) e di velocità per ricevere palla alle spalle del difensore ( conetto ) in cui si troverà in quel momento ( a tale scopo lo spazio di gioco è stato suddiviso in 8 quadrati mediante altrettanti cinesini ). Le varianti a questa situazione di gioco sono molteplici e via via più complesse :
a) si possono sostituire i conetti con dei difensori passivi , che si muovono in sincronia come una linea difensiva reale , per ridurre i tempi di percezione e di decisione
b) si può chiedere ai due difensori che presidiano la zona del centrocampista e dell'attaccante di eseguire movimenti reali di contrasto all'azione , con un difensore che esce ad attaccare il centrocampista ed un altro che accompagna in marcatura il taglio dell'attaccante.

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Tuesday, March 18, 2008

Perché si perde il possesso palla , 2° puntata : la cultura del passaggio

Nella prima "puntata" di questa serie di post ho citato come una delle cause della perdita del possesso palla la scarsa "cultura del passaggio". Avrei potuto parlare semplicemente di "precisione del passaggio" o "attenzione nel passaggio" , ma queste sono a mio parere delle conseguenze : a monte sta un atteggiamento mentale , un approccio al gesto tecnico che riesco a definire solo come "cultura del passaggio" ( per fare un parallelo , riuscireste a definire in altri termini quella che viene definita "cultura dello sport"? E' possibile ridurla al solo fair play o al sano agonismo? ).

Tale approccio presuppone la consapevolezza che affinché si possa mantenere il possesso , non è sufficiente servire il compagno , ma è necessario metterlo nelle condizioni ideali per mantenerlo :

1) un giocatore con la cultura del passaggio sa che trasmettere la palla è anzitutto un gesto di altruismo e di fiducia nel compagno , nelle cui mani ( o meglio , nei cui piedi ) si affida il proprio destino ( calcistico , si intende! ) e quello della squadra e quindi si mette nei suoi panni , lo serve nel modo migliore perché possa riceverla , controllarla ed eventualmente proteggerla;

2) un giocatore con scarsa cultura del passaggio interpreta la trasmissione della palla come uno scaricabarile ( "la palla ti è pervenuta , in un modo o nell'altro , ora sono affari tuoi e posso ritenere concluso il mio compito" ( o sarebbe meglio dire "il compitino");

La differenza sta tutta in quel "in un modo o nell'altro" : spesso il ragazzo che riesce a far pervenire palla al compagno pensa di avere assolto a pieno al proprio compito , invece quel passaggio contiene in nuce le cause che porteranno alla perdita del possesso nel giro di pochi istanti , perché :

1) è stato eseguito con forza sproporzionata rispetto alla distanza del compagno
2) è stato eseguito alzando la palla da terra , nonostante non vi fossero fra i due ostacoli che giustificassero la traiettoria aerea
3) è stato eseguito con la palla che rimbalza in modo irregolare , mentre bastava accompagnarla con l'arto calciante per farle assumere una triaiettoria il più possibile regolare
4) è stata passata palla ad un compagno marcato nella direzione dell'avversario , invece che "ad allontanarsi" dallo stesso
5) è stato eseguito verso compagni in inferiorità numerica quando vi erano soluzioni alternative in zone di superiorità
6) è stato eseguito sulla corsa mentre il compagno era fermo oppure è stato servito sui piedi un compagno che stava correndo e si aspettava la palla sullo spazio
7) è stato eseguito "con il giro sbagliato" ( ad esempio un passaggio lungo la linea laterale destra eseguito di interno sinistro o esterno destro )

Tornando all'esercizio di possesso palla di inizio stagione descritto nel post precedente , è importante interrompere l'azione ogni volta che si perde il possesso palla per il presentarsi di una di queste situazioni ed evidenziare la relazione causa-effetto ; è chiaro che il continuo spezzettamento dell'azione può essere praticato in una fase iniziale , ma è poi scarsamente tollerato dai ragazzi: una volta chiari i concetti e stabilito un dizionario condiviso sono sufficienti poche parole perché l'allievo capisca di essere caduto in uno degli errori sopra esposti; io ad esempio distinguo fra "favori" e "dispetti" : un passaggio eseguito nei 7 modi sopra descritti è chiaramente un dispetto , mentre un passaggio che mette il compagno nelle condizioni ideali di ricevere la palla e mantenerne il controllo è un "favore".

Qui è possibile scaricare la prima seduta di allenamento della preparazione di quest'anno , in cui appunto abbiamo affrontato questi temi.

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Sunday, February 24, 2008

S.S.D. Borghetto - Biagio Nazzaro 1-1 [A.F.]

Bella partita , con il risultato in bilico fino all'ultimo , come all'andata e come si confà ad un derby.

Considerate le numerose assenze che ci portavamo avanti dalla scorsa settimana il pareggio ci sta più che bene , anche considerando che loro sono un'ottima squadra molto cresciuta rispetto al girone di andata : hanno molti '94 in rosa e a queste età pochi mesi di differenza significano molti centimetri in più. Certo se avessimo buttato dentro quella punizione a due in area all'ultimo minuto.. avremmo avuto ridotto "il credito che avanziamo con la zona cesarini".

I primi 15 minuti sono stati sofferti perché M.R. non aveva ancora preso le misure del loro nr.8 , che come sapevamo era quello che poteva fare la differenza (non a caso sia il goal che un'altra occasione importante sono venute da due sue discese sulla fascia destra ) e davanti continuavamo a intestardirci con palle alte centrali , facili prede dei loro difensori che fisicamente ci sovrastavano.

Noi però siamo più veloci e infatti avevo chiesto ai ragazzi di cercare rapidamente la profondità con tagli e incroci continui , scelta che all'andata ci era valsa numerose occasioni da goal : ci siamo riusciti la prima volta solo dopo 20 minuti di gara e infatti c'è scappato il goal. A questo proposito ne approfitto per togliermi un sassolino dalla scarpa : nel dopo-partita ho sentito mormorare da un dirigente avversario che loro avrebbero cercato il "gioco manovrato" e noi "solamente lanci lunghi"; se trovare la profondità con 3 passaggi e un taglio significa "giocare con lanci lunghi" , sono fiero che i miei ragazzi abbiano cercato "i lanci lunghi". Del resto basta dare una scorsa a questo blog ( qui e qui solo per fare qualche esempio ) per accorgersi che reputo molto importante il possesso palla , a patto che non diventi un dogma : ci sono situazioni in cui va ricercata l'ampiezza e la costruzione manovrata ( ad esempio contro difensori veloci ma poco abili sui cross dalle fasce ) e ci sono situazioni in cui va attaccata la profondità senza dare modo alla difesa avversaria di schierarsi ( ad esempio contro difensori alti ma lenti ). Ieri era la classica partita in cui andava preferita la seconda soluzione : dal punto di vista del pensiero tattico individuale , il nostro obiettivo dovrebbe essere proprio quello di formare giocatori che al termine della trafila nel settore giovanile siano in grado di scegliere autonomamente fra l'una e l'altra soluzione in base alla situazione di gioco.

Da rimarcare infine l'ottima prestazione dei due '95 che sono entrati nel secondo tempo , che hanno dimostrato di non soffrire affatto la differenza di età. Adesso speriamo di recuperare tutti gli assenti per andarcela a giocare a Castelferretti.

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