Dribbling e memoria motoria
Più si va avanti nelle competizioni , più i valori in campo iniziano ad equivalersi , più i tatticismi diventano esasperati ( si pensi al 4-5-1 col quale il Celtic è riuscito a mettere in crisi il Milan di Ancelotti ) , tanto più avere in rosa un giocatore che riesce a saltare l'uomo può diventare la chiave per risolvere la partita.
Kakà per il Milan e Mancini per la Roma sono esempi di questi giocatori : nell'Inter , pur essendoci giocatori teoricamente in grado di farlo , nessuno è riuscito a trovare la giocata individuale e , infatti , la partita non si è sbloccata dallo 0-0.
Sarà un caso che tanto Kakà quanto Mancini provengono dalla scuola brasiliana? E' noto che in Brasile , anche a livello di prime squadre , l'importanza dell'aspetto tecnico rispetto a quello tattico è più preminente che non in Europa : figuriamoci nei settori giovanili.
Da noi invece l'1c1 è pane quotidiano fino ai pulcini/esordienti , per poi essere talvolta trascurato dai giovanissimi in poi a favore di situazioni via via più complesse ( 3cx , 4cx , ecc ).
Proprio dai giovanissimi , invece , le capacità coordinative e condizionali raggiungono una maturità tale da permettere di consolidare il gesto tecnico fino a imprimerlo indelebilmente nella memoria motoria , con una complessità e una rapidità non proponibili nell'età prepuberale; la memoria motoria , appunto , ha molto a che fare col dribbling di Mancini : non si eseguono 5 doppi passi di fila con quella velocità e in un simile contesto di stress emotivo ( a Lione la Roma si giocava la stagione ) se non si è provato e riprovato il gesto decine di volte in allenamento; chissà se è tutto merito della scuola brasiliana ( bell'esempio di memoria a lungo termine ) o c'è anche il merito di qualche allenatore italiano ( non ricordo che a Venezia , nella sua prima stagione italiana , Mancini avesse mai sfoderato simili prodezze).
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