Come si dice in inglese "rischia di bruciarsi" ?
Giustissimo. Ma ricondurre questa fuga di talenti soltanto ad un cavillo legale non aiuta certo a risolvere il problema. C'è una seconda causa sulla quale gli inglesi fanno leva (e sentitamente ringraziano) : loro hanno il coraggio di buttare nella mischia ragazzi di 17-18-19 anni , da noi nel 99% dei casi fino ai 22 non sei nessuno. E ti mandano a "fare le ossa" in serie B o in serie C ( sempre che non te le rompano prima , le ossa !! ) .
Il grande pubblico ( si fa per dire ) ascolta per la prima volta i nomi dei talenti nostrani assistendo alle partite dell'under 21 : fino a quel momento erano soltanto affari per specialisti di primavera o serie B o addirittura di Lega Pro. Di esempi ce ne sono a bizzeffe : l'unico che ha avuto il coraggio di buttare nella mischia un 17enne è stato Mourinho , con Santon , e da milanista che di certo non simpatizza per l'allenatore portoghese mi duole ammetterlo ; sempre da milanista devo ricordare che un Milan in condizioni pietose ( anche e soprattutto per l'età media dei suoi giocatori ) è stato eliminato dalla scorsa champions league da un Arsenal di ragazzini ; in una nazionale praticamente priva di giocatori di fantasia ( eccezion fatta per Pirlo che comunque gioca molto lontano dalla porta avversaria ) siamo riusciti a non far giocare neanche un minuto nelle ultime due gare di qualificazione mondiale ad un talento come Giuseppe Rossi , regalando un punto alla modesta Irlanda di Trapattoni. Come se tutta l'Italia non si fosse accorta che nella severa lezione rimediata contro il Brasile era stato l'unico giocatore a cercare di dare un po' di qualità.
Amare ma significative a proposito sono le parole del selezionatore dell'under 19 , Massimo Piscedda , intervistato da Repubblica : L’estero non è di per sé meglio dell’Italia, è solo che non guardano quanti anni hai. Se sei bravo giochi. Da noi ancora sento dire “rischia di bruciarsi”.
Per carità , lungi da me negare il rischo che di fronte a buone prestazioni e agli inevitabili riflettori che ne seguono il ragazzo possa sentirsi arrivato : è un rischio che tutti gli allenatori di settore giovanile debbono avere sempre ben presente; nel mio piccolo , pur non allenando i Macheda o i Rossi , lo faccio sempre presente ai ragazzi più bravini e l'ho anche messo per iscritto nelle regole di comportamento per i miei esordienti : il peggior errore che tu possa commettere è quello di sentirti talmente bravo da non aver più bisogno di migliorarti. Quello che contesto è che l'unico modo per evitare questo rischio sia la panchina permanente o l'esilio del talento sui campi delle serie minori.
Possibile che dobbiamo farci insegnare da Ferguson o da Mourinho come tenere a bada la smania di riflettori dei piccoli fenomeni? E' molto più difficile crescere un talento che farlo esordire e/o tenerlo sotto controllo nelle prime stagioni da professionista : lavorarci con passione , dedizione e competenza per un decennio e poi farselo "rubare" da una squadra estera solo perché hanno un po' più di coraggio nel buttarlo nella mischia mi ricorda un po' quelle fughe del ciclismo d'altri tempi , dove un corridore tira l'altro per centinaia di chilometri per poi vedersi soffiare la vittoria a un passo dal traguardo. Quanti altri Giuseppe Rossi o Federico Macheda dovranno soffiarci sotto il naso prima che ce ne rendiamo conto?



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